(Tra parentesi). Perché la punteggiatura è importante…

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Alla mia prima gara, la GPRun del 2015, insieme all’amico Fabio.

Non mi piaceva correre. (D’altronde, se avete letto Open la sua autobiografia, nemmeno ad André Agassi piaceva giocare a tennis!). Ho cominciato due anni fa, dopo che avevo intercettato un libro (ok, è una bibbia) di Fulvio Massini (che avrà un suo articolo a parte, sia ben chiaro!). Pesavo quasi cento chili (in effetti erano 102 e qualcosa, e pensai che la bilancia avesse le pile finite. Una volta cambiate, non erano le pile…) ed avevo spesso mal di schiena. Divorai il libro in pochi giorni (sono un lettore bulimico, lo ammetto) e ci trovai talmente tanti spunti e consigli che da lì a una settimana affrontai la mia prima corsetta (il solito esagerato, era una camminata veloce!). Prima di allora avevo fatto solo qualche sgambata, a cui seguivano giorni di inattività più completa (lo zapping non era ancora considerato sport olimpico). Mi sembra (a una certa età i ricordi diventano sempre più sbiaditi) di aver fatto tre chilometri (scarsi, a onor del vero), e tornai a casa con un senso di impotenza e mille dolori (forse erano solo una decina ma credo che valessero davvero per mille!). Mi applicai con costanza e dopo un paio di mesi presi parte alla mia prima gara, dove feci registrare un tempo poco sotto l’ora per una decina di chilometri (ho anche il tempo ufficiale, ma non voglio annoiarvi con i tecnicismi). Seguivo le tabelle di Fulvio che avevo estrapolato (copiato è la parola giusta) dal libro e lentamente mi trovai ad aumentare la distanza (i dieci chilometri mi sembravano già una maratona) e la velocità (sempre che corricchiare rientri nell’andare veloce). Cambiai anche regime alimentare, diventando più costante nei pasti e diminuendo le dosi (aumentarle sarebbe stato difficile, effettivamente), e il peso cominciò a calare, fino a tornare alle due cifre (quelle dopo le virgole non contano!). A Luglio del 2016 decisi che avevo bisogno di un cambio di passo (in tutti i sensi), e fissai un incontro con Fulvio (si, ho promesso un articolo, ma sono contro il multitasking e due cose insieme non mi riesce farle. A volte nemmeno una sola!). Venni pesato, plicometrato (non è una cosa brutta, tranquilli), fatto camminare e correre su una pedana (sembra sciocco ma è importante), poi affidato a Filippo (anche lui merita un articolo) che mi spiegò l’importanza del riscaldamento, mi illustrò una serie di esercizi per potenziare il core (non è romanesco) e poi venni catapultato in pista (agli Assi, quasi mi vergognavo a correre su quell’anello!). Allunghi, stretching, e poi il test di Conconi (per misurare la VR, che è una cosa fighissima e serve per costruire le tabelle di allenamento). Stremato mi concessi una doccia rigenerante, mentre Fulvio compilò la mia prima tabella. Ero emozionato, la misi in borsa e la custodii gelosamente per tutto il mese di prova. Una foto con Fulvio, una dedica (bellissima) sul libro e la sensazione che anch’io sarei potuto diventare un “runner“. Un anno dopo avevo percorso 1300 chilometri, perso 12 chili e consumato tre paia di scarpe. Potevo essere soddisfatto.

(E comunque, tra parentesi, runner non è una parolaccia!)

 

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