Una figata pazzesca!

SIENALOW
L’arrivo in Piazza del Campo, sotto la neve!

Il giorno prima

Visto che la consegna dei pettorali è solo al Sabato, decido di fermarmi a Siena, per essere già pronto la mattina della gara. Speravo di realizzare il quarto (lo ammetto, era il primo…) obiettivo di questo weekend (come quale obiettivi? Vi siete persi una puntata…recuperatela qui!), ma nonostante ci abbia sperato fino all’ultimo l’ho visto evaporare con un gran dispiacere nel cuore. Un altro ostacolo ulteriore, ho pensato. Correre da solo è ancora più difficile, ma alla fine ho deciso di fare di necessità virtù. “Meglio solo che con chi non ci vuole essere”, mi sono detto. Ritiro del pettorale, cena per caricare ancora di carboidrati e poi sano riposo alla Stramba, un bed and breakfast carinissimo sulla Strada dei Tufi, appena fuori le porte della città. Purtroppo la notte è stata un disastro, mi sono svegliato più volte in preda a sogni poco piacevoli. Meno male che andando a letto presto ho comunque dormito un numero di ore sufficienti!

La gara

Carlo, il titolare del B&B, si è offerto di portarmi al parcheggio degli autobus dove partono le navette per Monteriggioni. Lui ed Anna sono sembrati fin da subito amici di vecchia data e la loro cortesia è impagabile! Arrivo alla partenza un’ora prima dello start. Il tempo è pessimo. Piove, ci sono due gradi ed un gran vento che soffia contro! Con gli altri runners proviamo a capire quale sia l’abbigliamento giusto. Qualcuno dice che il meteo dovrebbe addirittura peggiorare…annamo bbene! Alle 10 spaccate si parte, prima in discesa, poi in un continuo saliscendi lungo la Via Francigena per arrivare al primo ristoro. Il carico dei carboidrati fatto lo ritengo più che sufficiente (ed infatti ho una buzzetta alla Homer Simpson che mi sciupa la silhouette!) per cui opto per un the caldo, senza fermarmi. Come promesso decido di non guardare il cronometro, tanto qui un chilometro sei in Paradiso, quello dopo in Inferno. Decido invece di seguire la respirazione, come mi ha insegnato Fulvio (se non sapete ancora chi è, siete “de coccio”!). Facile per i tratti in pianura, leggermente impegnata per le salite che continuo a correre invece che affrontarle di passo. Al quarto chilometro cominciano i primi fiocchi di neve. Mi guardo intorno: il cielo è coperto da una nuvolaglia bassa e bianca, dev’essere arrivato il famigerato Burian! Adesso la corsa si snoda lungo sentieri sterrati, pieni di pozze e fango, con la nevicata che si fa sempre più insistente. Mi ricordo di essere un mugellano, un uomo di campagna, abituato a queste strade, e sorrido. Al nono chilometro il secondo ristoro. Ancora the caldo, e poi subito una salita stroncagambe. Seicento metri soltanto (?), ma con una pendenza da Giro d’Italia. Siamo a metà gara, e tutto va bene. In cima alla salita affianco un runner che mi chiede del percorso. Si chiama Franco, scopro, ha una sessantina d’anni e una caviglia che fa le bizze. Mi ricorda qualcuno, e dopo qualche centinaio di metri mi viene in mente il Commissario Franco Bordelli, il protagonista dei gialli di Marco Vichi, di cui sto leggendo proprio in questi giorni l’ultima avventura (Nel più bel sogno). Se lo vedessi sopra un vecchio Maggiolino lo scambierei senz’altro per lui! Gli dico che ho sentito che ci sono altre due salite toste più uno strappo dentro Siena, poco prima del Duomo. Lui fa una smorfia. “Allora mi sa che mi fermo” mi dice sconsolato. “Stringi i denti fino al prossimo ristoro, anche perché da qui chi ti riporta a Siena?” gli dico mentre tutto intorno la neve che scende si adagia su sterminate colline punteggiate solo da qualche splendido casolare in pietra. “Ci provo”. Sono le ultime parole che ci scambiamo correndo accanto. Arriviamo al ristoro del 12esimo, allestito nell’aia di una casa di campagna, appena superato il Convento Vecchio. Ci sono delle mezze fette di pane con una marmellata di fichi e albicocche che è la fine del mondo. Ancora senza parlare ce le gustiamo senza fretta, mentre si scopre che l’artefice di questa magia è una signora che se ne sta al riparo in una rimessa per i trattori! Vedo Franco riprendere colore. E allora mi gioco la “bastardata”. “E’ stato un piacere, Franco! In bocca al lupo!” e riparto cercando di evitare quante più pozze possibili: se ne centro una credo che i miei piedi si congelerebbero in pochi minuti! “Magari ancora un paio li reggo” sento che mi risponde mentre mi allontano. Scendiamo per la Strada delle Coste, costeggiando il Lago dallo stesso nome. Mi passa accanto una mountain bike (ho avuto un tuffo al cuore, disatteso…), è la staffetta che precede il primo della 30km, che mi passa accanto come se fosse partito ora! Girandomi vedo Franco distante un centinaio di metri, lo saluto di nuovo e accellero leggermente, tanto siamo in discesa! Passiamo sotto la tangenziale ed una nuova, dura salita ci porta alla fine dello stradello, alla periferia di Siena. Adesso è un lungo falsopiano che sale lentamente ma inesorabilmente e la neve ti arriva di traverso, fregandosene del tuo cappellino con visiera. Una curva a 90 gradi e siamo sul viale che ci porta alla Porta di Camollia, mancano quattro chilometri. Mentre giro vedo Franco che resiste, sempre ad un centinaio di metri. Al passaggio sotto la Porta sono 16km esatti. Un ultimo the, freddo stavolta (argh!!!), e si può accelerare. Mi tolgo il K-Way, è bene che i colori del Mugello si vedano all’arrivo, dopo tanta fatica! Gli ultimi due km sono un passaggio tra i posti più belli del mondo: Santo Stefano alla Lizza, San Domenico, Via della Sapienza, Via delle Terme, da dove si vede la splendida Fontebranda, il Battistero, il Duomo, il Palazzo del Capitano e poi un’ultima curva secca, per entrare in Via del Casato, l’ultima discesa prima dell’ingresso in Piazza, proprio sull’omonima curva del Palio. Improvvisamente mi fermo dentro il primo androne, pochi secondi e vedo sfilare Franco, con un ghigno da irriducibile. Riprendo a correre, lo affianco e lui, con affetto (spero) mi manda cortesemente a quel paese con un semplice “Sei un bastardo”! “E con il tempo peggioro”, lo rincuoro. “Però ora vai, che se no mi offendo!” (o ha detto “mi incazzo”?). Mancano poche centinaia di metri, ormai. Siena con la neve è un evento più unico che raro, cosa avrei potuto desiderare di meglio? Conosco questa via e me la godo tutta, fino al punto in cui sfocia in Piazza. La bellezza della Piazza è così violenta che sembra di ricevere uno schiaffo, appena ci entri. Ti arriva addosso la storia delle Contrade, l’odore del tufo, le bandiere che fanno a gara a chi sale più in alto verso il cielo, il suono delle chiarine, il rumore degli zoccoli dei cavalli lanciati all’impazzata in questo giro della morte a forma di conchiglia, le urla dei contradaioli, la possenza della Torre del Mangia. E quando qualcuno mi chiederà chi me lo fa fare di correre, vorrei regalargli i miei occhi in questo momento per fargli capire cosa si prova…

Il giorno dopo

Com’è lo slogan? Non si molla un metro? E allora ci sono subito 10km da fare, a 5’25”, altro che interviste ai quotidiani sportivi e le comparsate alle trasmissioni in TV!!!

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Missione compiuta, una figata pazzesca!

3 pensieri riguardo “Una figata pazzesca!

  1. Grande Matteo…leggerti è bellissimo e esprimi a parole quello che si prova davvero durante la corsa…..Ora ti leggerò più spesso nella speranza che mi serva da spinta per le mie piccole imprese….

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