It’s Alive!!!

itsalive!
1:47:52! Il Dottor Frankenstein (si legge Frankenstin, mi raccomando) la prende così…

Quattro ore prima (più o meno)

La sveglia è già suonata da qualche minuto. Dalle finestre non entra molta luce, nonostante sia abituato a dormire con gli avvolgibili aperti. Presumo sia nuvoloso. Mi alzo e scopro che non solo il cielo è coperto in ogni centrimetro della sua estensione, ma sta continuando a piovere intensamente, ormai da un giorno intero. In fondo lo sapevo, quindi inutile pensarci oltre. Colazione e via andare.

Tre ore prima (più o meno)

E’ il momento di fare una capatina fuori, per capire il freddo che fa. Tanto continua a piovere senza dare segni di cedimento. Esco dall’albergo in mezze maniche e ci rimango male. Anzi, malissimo. Dovevano esserci dieci gradi, ce ne sono tre… Nessun problema, penso, ho i manicotti del Trail, e chi m’ammazza? Per il resto confermo le scelte del giorno prima. Correrò con le GT, probabilmente alla loro ultima uscita.

Due ore e mezzo prima (più o meno)

Esco dall’albergo già pronto per la gara, tanto è a 300 metri dalla partenza! Corricchio più per il freddo che per scaldarmi veramente, ripassando mentalmente la tattica messa a punto con Fulvio: 7km a 5’20” + 7km a 5’10” + 7km senza crono. Due gel, uno al settimo e uno al quattordicesimo. Ai ristori solo the. Altro? No, tutto a posto! Lo stretching l’ho fatto in camera, al caldo, e mi sento particolarmente sciolto. Il ginocchio non fa male. Insomma, tutto va bene. Apparentemente. E allora mi metto a scaldare anche la mente. Penso al traguardo, al tempo che vedrò sul display. Sicuramente non sarà un 5 il secondo numero, ma un 4. Penso a cosa ho provato a Livorno, quando sono arrivato distrutto ma ho fatto il mio precedente personale. Si, precedente, perché oggi farò quello nuovo. Mi scaldo con il pensiero delle emozioni positive. Penso a cosa scrivere sul blog, tanto poi lo scorderò, ma solo immaginarlo mi fa stare bene. Penso alla faccia di Igor, o del Dottor Frankestein, o della bella Inga. Quale metterò in copertina? E il titolo? Beh, ho ventuno chilometri per pensarci, qualcosa mi inventerò!

Un’ora e quarantotto prima (più o meno)

Pronti, via! I primi due chilometri sono pericolosi: ci sono le pozze da evitare (ventun chilometri coi calzini zuppi da subito non mi sembra un’ideona), i maniaci di selfie da scansare, quelli che si credono dei keniani e partono davanti con movenze da bradipo ubriaco (per poi chiudere oltre le tre ore), l’allegra combriccola di una dozzina di persone rigorosamente in fila che si tengono per mano e continuano ad urlare e gridare come posseduti (salvo poi fermarsi al terzo chilometro attaccati alla bombola d’ossigeno). A parte questo, primo km in 5’21”, secondo in 5’19”. Praticamente uno svizzero! Stiamo costeggiando il Parco del Valentino, poi entreremo in centro. Penso alla corsa come ad una metafora della vita. Lo faccio spesso, ma adesso, cominciando a calcare i primi sanpietrini, mi torna prepotente alla mente. Vai a capire il perché. Penso che la fortuna non esiste (che poi è anche il titolo di un bellissimo libro che mi ha consigliato l’amico Enrico! Lo trovate qui…), e che se vuoi ottenere il massimo devi pensare il più possibile, per poi non pensarci più. Una volta ho letto da qualche parte (la memoria dimuisce con l’età, purtroppo…) che il campione è quello in grado di far fronte agli imprevisti, il fuoriclasse quello che li anticipa. Oggi ho cercato di pensare a tutto, anche a quello che non mi veniva in mente. Immaginatevi il giorno prima di un colloquio di lavoro, o di un esame all’università, o a qualche ora dal primo incontro con quella donna che vi ha fatto perdere il sonno…lascereste qualcosa al caso? Non cerchereste di pensare a quanto più possibile prima, in modo da essere rilassati e in media res nel momento cruciale? Non cerchereste di avere pronta una risposta per ogni possibile (e impossibile) domanda? Comunque sia, aspetto con ansia il responso del terzo chilometro. Io lo chiamo la Legge del Tre. E’ un’idea tutta mia, una roba che sta a metà tra il caso e la cabala. Ho visto che nelle mezze maratone disputate il tempo al chilometro che ho fatto nel terzo era in pratica quello dell’intera gara. Bip. 5’06”. Sorrido. Sarà personale, nonostante tutto. Si passa davanti al Museo del Risorgimento, e dopo la Piazzetta della Madonna degli Angeli, prendiamo per Via Roma, coi suoi monumentali portici e le colline torinesi sullo sfondo. Passiamo nel centro di Piazza San Carlo, che ti leva il fiato da quanto è maestosa, e sbuchiamo in Piazza Castello. Ci teniamo sul lato destro, accanto al Teatro Regio, che ha una cancellata meravigliosa oltre ad un cartellone da paura. Tra un monumento e l’altro sbircio il cronometro, tenendo a mente la differenza tra il tempo previsto e quello che sto facendo. E’ un buon modo per tenersi lucidi e presenti: finché riesco a contare a mente l’ossigeno al cervello arriva! Passiamo sotto la Mole Antonelliana e per poco inciampo provando ad osservarla da sotto: ma che bella che è? Giriamo in Via Po, la strada delle bancherelle dei libri usati, dei dischi in vinile e dei poster con le pubblicità di Carosello. La strada sfocia in Piazza Vittorio Veneto, proprio al settimo chilometro. Se Piazza San Carlo sembrava enorme, pensate che questa è grande il doppio! Ho un vantaggio di 56” sulla tabella di marcia. E corro bene. Si costeggia il Po, dove ci sono i Murazzi, fino ad entrare nel Parco del Valentino. Qui la corsa si divide in due: quelli della 10km girano a destra, noi andiamo a dritto. Vedo diversi che guardano con preoccupazione il bivio. Avevano seguito il ritmo di qualcuno della 10 e mentre quelli sono al termine della loro fatica, a questi mancano ancora 11km! Un’altra metafora: segui il tuo ritmo, sempre, senza farti ingannare dal ritmo degli altri! Percorriamo tutto il Parco, passando tra il Borgo e la Rocca Medievale, per poi uscire dalla parte opposta, su stretti sentieri a pelo d’acqua. Il Po è grosso, ed abituato all’Arno fa un certo effetto, ma bisogna guardare dove si mettono i piedi… Risaliti sul Corso di Unità d’Italia ci aspettano un paio di chilometri dritti verso il Lingotto, da raddoppiare in senso opposto dopo una rotonda col rilevamento del tempo. Al quattordicesimo il vantaggio aumenta a 1’52”. Comincia la terza fase, quella che abbiamo messo a punto con Fulvio. Via il cronometro e spazio all’improvvisazione. L’obiettivo è di concentrarsi su un corridore davanti e provare a superarlo, senza forzare bruscamente il ritmo. Adesso non guardo più il Garmin, solo le maglie degli altri runner. Ci sono molti torinesi, uno dell’Ausonia, una Barbara, un Giangi, Lillo, Viento, Cecco, Lory. Comincia un’altra gara. Di testa, diranno i miei arguti lettori. No, al contrario, di cuore e muscoli. In realtà la testa l’ho usata per arrivare fin qui. Diffidate da chi vi dice che la testa è fondamentale per i finali di gara, la testa è importante per tutto fuorché per i finali! Sto ancora bene, non ho dolori, il secondo gel comincia a entrare in circolo… Nella terza parte ci sono sorprese che in molti – (non avevano controllato il percorso?) – non si aspettavano: due tunnel, tre rotonde, un cavalcavia, strappi brevi e discese impegnative. Correre in Mugello aiuta, e i sorpassati aumentano. Non ho molta gamba, sento che i quadricipiti sono scarichi, ma non è certo il caso di lamentarsi adesso. Arriva il cartello del 19esimo chilometro, è ora di aprire il gas, altro che uno a uno! Gli ultimi due chilometri li corro a 4’45”, spingendo sia in discesa che nella salita che porta al traguardo. Il cronometro segna 1:49:23, ma è il tempo lordo. Il Garmin segna 1:48:14, ma l’ho spento tardi. La classifica riporta 1:47:52. Insomma, il tempo sembra essere una variabile soggettiva, oggi. L’unica certezza è la sensazione di ieri: Si.Può.Fare!!!!

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Si.Può.Fare!!!!

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