Se vuoi essere un gigante (parte seconda)

materassi
Chiara nel suo studio. Non fatevi ingannare dal sorriso, a volte sa essere sadica!

“Se vuoi creare un’azienda di giganti, assumi dei giganti. Se vuoi creare un’azienda di nani, circondati di nani”. Questo lo diceva David Ogilvy, il più grande esperto di marketing della comunicazione, diversi anni fa. Mi sono permesso di modificare lo slogan secondo le mie esigenze, e quando ho cominciato a correre in modo più continuo ho deciso che avevo bisogno di persone che mi affiancassero.

La prima volta che sono stato da Fulvio (come Fulvio chi? Andate qui…), la sua domanda inziale fu quale fosse il mio obiettivo. “Non farmi male”, gli risposi. A quasi cinquant’anni un infortunio può essere letale, sportivamente parlando. Tempi di recupero lunghi, problemi sul lavoro, calo delle motivazioni per ripartire. Insomma, meglio evitare, pensavo. Solo dopo questa premessa parlammo di obiettivi fatti di distanze, chilometri, velocità, frequenze e tutto il corollario di un runner. Uscito da lui mi resi conto che la seconda persona di cui avevo bisogno in questa mia avventura doveva essere una che si prendesse cura del mio corpo; non solo per ripararlo, ma per metterlo in condizione di rendere al meglio. Cercare Chiara Materassi (seguitela qui…), che avevo conosciuto qualche tempo prima, fu immediato!

Quando entri nel suo studio, a Vicchio, sulla sua porta trovi uno scritto che ti fa rimanere qualche secondo con la mano sulla maniglia, senza entrare. Recita così:

“Ci sono due tipi di medicina. Quella degli schiavi e quella degli uomini. Quella degli schiavi deve rimuovere rapidamente il sintomo perché possano tornare a lavorare. Quella per gli uomini libera cerca di capire il sintomo, il suo significato per la salute del corpo nella sua unità indivisibile, per giungere all’equilibrio di tutta la persona.”

E’ una frase di Platone, e ti fa riflettere su quanto spesso ci trattiamo noi stessi da schiavi, con la nostra ossessione di eliminare il più in fretta possibile il sintomo, senza capire, senza ascoltarci, solo per tornare ad essere efficienti, per tornare “a produrre”. Sono contento di aver varcato quella porta più volte, perché mi ha insegnato molto su come sono fatto, su come si comporta il mio corpo, su quanta relazione c’è tra lui e la mia mente. Senza il suo aiuto all’ultima GPRun non sarei stato in grado di capire per tempo i messaggi del mio polpaccio e mi sarei senz’altro infortunato (non ti ricordi? Prova qui…). Le devo molto. Mi ha curato da tanti acciacchi, da tanti piccoli e grandi problemi che il mettere alla prova il tuo fisico ti pone davanti. Ma la più grande cura è stata quella dell’insegnamento. Dei propri limiti, delle proprie possibilità, della differenza tra causa ed effetto, di dare tempo al tempo. Ci siamo scambiati libri bellissimi che parlano di tutto questo, come l’Atlante delle Emozioni o la Metamedicina, giusto per citarne due. Ci siamo sempre confrontati, entrambi concentrati sul come poter stare meglio in armonia con noi stessi. Per questo, quando ho bisogno di capire, vado da lei…

Aneddoto. Una sera, la ricordo bene era il primo giorno di primavera, le mandai una foto della mia gamba, dove compariva un oggetto non ben identificato, regalo del mio amato compagno Numa, un labrador nero dalle movenze di un cinghiale. Giocavamo su un pratone in cima a Monte Acuto, dove lo avevo portato ad esplorare il tracciato dell’Ultra Trail, in programma il mese successivo. Dall’euforia e dall’eccitazione Numa cominciò a correre come un forsennato, per fermarsi improvvisamente, alla velocità di un muflone che carica, proprio contro il mio stinco. Mi chiese, incredula, se la versione raccontata fosse frutto della mia fantasia, poi mi consigliò di mettere subito del ghiaccio e di passare da lei al più presto. Dopo le prime cure di emergenza Chiara ci ha lavorato sopra per mesi per riportare tutto alla sua funzionalità originaria. Non avete idea di quanto un proiettile nero lanciato alla massima velocità contro di voi possa procurarvi questi danni! Manipolazioni, pomate, impacchi, poi ecografie ed infine l’aspirazione. E ancora massaggi, drenaggi e postumi vari. Ci sono voluti nove mesi perché gli effetti collaterali di quella testa venissero riportati alla normalità, anche perché di fermarsi non ne volevo sentire parlare! Tranquilli, comunque, Numa sta benissimo…

 

 

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